Attenzione smart worker: la pennichella è un dovere

La penichella è un diritto

Non ci vuole molto per scoprire il primo vantaggio di lavorare da remoto: un bonus-tempo giornaliero di almeno un paio di ore. Senza fare il pendolare (media 30-60 minuti al giorno) e con una toilette minimalista che si addice alle quattro mura di casa, l’arco della giornata si espande per includere la siesta.

L’errore più comune è di sprecare quelle ore lavorando di più. Ti appartengono, fanne buon uso. Puoi dedicarti alle cose a cui tieni davvero: bricolage, capoeira, volontariato, la raccolta completa di Maigret, perfino la famiglia. Nessun giudizio!

Un consiglio, però: stacca da tutti gli schermi, renditi sordo alle notifiche per 30 minuti al giorno. Se no, corri il rischio di zombificarti verso le 15: inizierai a rispondere infastidito alle mail o ti perderai a fare shopping online per il miglior mouse ergonomico perché tanto quel foglio di calcolo ti balla davanti gli occhi.


Power Pennichella

Ed ecco perché il sonnellino quotidiano è imprescindibile per la sopravvivenza dei remotati. Non importa se sei come Stefano (cresciuto in un piccolo paese del Sud dove l’abitudine già c’era) oppure come Nicole (la pausa pranzo a scuola negli USA significava un panino fatto con le sue manine e il double dutch), vale la pena costruire l’abitudine.

Ti servono solo due cose: il silenzio e una sveglia.

Dopo anni di prove, siamo giunti alla convinzione che 30 minuti, dalle 13 e non oltre le 15, bastano per un reboot mentale. (Se ti tocca alzarti alle 5 della mattina per seguire una conferenza o chiamata video, puoi tirare 45 minuti o sfiorare l’ora ma non oltre.)

Dividiamo le persone in due categorie (molto scientifico, visto che siamo in coppia): ghiri e delfini.

Se sei un tipo ghiro che riesce ad addormentarsi ovunque, a comando allora per la power pennichella ti basta una poltrona o il divano. Metti il telefono su modalità uso in aereo e un regime doppio di sveglia (tipo cellulare e il timer della cucina) per sicurezza.

Per i tipi delfini (parte del cervello sempre attivo, non si sa mai!) meglio una camera da letto totalmente buia e silenziosa (in casi estremi puoi rannicchiarti dentro un armadio a muro). Inoltre, conviene sperimentare con vari tipi di rilassamento e meditazioni guidate, altrimenti i da delfino inizi a pensare cosa c’è per cena o, peggio, al lavoro appena chiudi gli occhi.

Ovviamente, ci sono una marea di app, ma prova a vedere cosa funziona per te prima di installare o pagare per qualcosa — troppo facile confondere “questa app non mi piace” con “la siesta non fa per me”.  Ci sono tante sessioni di yoga nidra, rilassamento guidato e meditazione guidata su internet, e puoi filtrare i risultati per durata del video.

Come costruirsi lo spazio per la siesta

Lo so: consigliare il sonnellino durante una giornata di lavoro sembra decadente, irresponsabile se non addirittura impossibile. Eppure ci sono studi scientifici che ne confermano il valore produttivo.

Il futuro del lavoro da remoto assomiglia parecchio al passato molto remoto. Nel medioevo, certi ordini di monaci sul Monte Athos in Grecia si organizzavano in modo che, sebbene potessero abitare nello stesso spazio, erano liberi di vivere, lavorare e vagare ciascuno secondo i propri ritmi specifici.

Questo concetto di idiorritmia fu risuscitato dal filosofo Roland Barthes negli anni ‘70 con tanto di ottimismo kumbaya tipica dell’epoca. Mezzo secolo dopo, ci troviamo a mettere paletti (se non proprio a costruire celle e prendere voti) per poter lavorare bene secondo i nostri ritmi quando la struttura dell’ufficio non c’è piu.

Tanti neo-remotati si sforzano di replicare la vita da ufficio a casa e a pensare che i colleghi o i capi li stanno giudicando per ogni millesimo di ritardo nel rispondere alla pioggia costante di email, avvisi sulla chat e commenti lasciati sui documenti.

Tocca a te abituare i colleghi al fatto che rispetti le scadenze e per farlo, non puoi sempre rispondere immediatamente ai messaggi. Per costruire questa abitudine avrai bisogno di tempo e fermezza, oltre che strumenti.

Per iniziare, mantieni un’agenda visibile ai colleghi con i tuoi impegni. Lì dovrai mettere chiaramente visibili dei blocchi di tempo dedicati a rispondere alle mail. Così darai un segno visibile del fatto che dedichi alla collaborazione il giusto impegno. Nella nostra esperienza bastano due o tre blocchi da 45-60 minuti ciascuno al giorno. Fallo sapere in giro, con gentilezza e fermezza. Se lavori come consulente, usa la firma della mail per far capire ai clienti quanto aspettarsi una risposta.

Da remotato, è molto utile guardare le agende di colleghi e capi per capire il grado di trasparenza e tolleranza generale alla idiorritmia. La direttrice marketing di un’azienda dove lavoravo (tutti remoti) tranquillamente mostrava appuntamenti sia per la ceretta che la psicoterapista durante le ore canoniche di ufficio. Era sottointeso che se ti rispondeva alle 9 di sera, non eri obbligato a rispondere subito.

È bene ricordarsi che l’italia è uno dei solo quattro paesi dell’Unione Europea a garantire il “diritto alla disconnessione” anche se bisogna vedere azienda per azienda come si traduce in modo concreto. Certo, ci sono alcune aziende che tengono traccia delle tue battiture e monitorano il tuo comportamento online anche quando sei a casa: se ti trovi a lavorare per una di queste, tieni duro. Abbiamo post in cantina per come trovare lavoro in un’azienda decente.

Altrimenti, ricordati che uno dei grandi vantaggi che hai lavorando da remoto è che nessuno ti sorveglia e giudica costantemente.

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